Strage Corinaldo, pene dai 10 ai 12 anni per imputati

Pene dai 10 ai 12 anni per i 6 imputati per il processo sulla strage di Corinaldo. “La procura della Repubblica prende atto della decisione del giudice – commenta la procuratrice capo Monica Garulli – e si riserva di valutare le motivazioni della sentenza quando saranno depositate- mi sembra doveroso sottolineare come grazie all’impegno e agli investigatori ci sia stata una celere risposta da parte delle Istituzioni dello Stato. La sentenza è infatti intervenuta a un anno e mezzo di distanza dai fatti”. Per i sei, tutti tra i 21 e i 23 anni, i pubblici ministeri avevano chiesto pene dai 16 ai 18 anni di carcere. Non è stata riconosciuta l’associazione a delinquere.

“Siamo delusi – ha detto uscendo dall’aula il fratello di Benedetta Vitali – non ci aspettavamo questa decisione, siamo amareggiati. Aspettiamo l’altro processo”.

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“E una sentenza importante, l’impianto accusatorio ha retto, a prescindere dal non riconoscimento dell’associazione per delinquere”. Così, all’Adnkronos, l’avvocato Cristian Piccioli, legale della famiglia di Asia Nasoni, morta a 14 anni nella strage. “Come parte civile riteniamo però che questo sia solo il primo tempo – dice – ora arriva il secondo sulla sicurezza del locale e che coinvolge istituzioni, il gestore del locale, i proprietari. Ma una parte di giustizia è stata fatta”.

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“Soddisfatti è una parola grossa e forse impropria in questo contesto perché tanto nulla potrà avere un valore restitutorio. Siamo soddisfatti però per una cosa: la Procura e noi difensori della parte civile avevamo prospettato una ipotesi accusatoria, cioè che pur non esaurendo tutto il novero delle responsabilità, perché altre ce ne saranno da accertare, l’azione di questi ragazzi ha concorso a causare questa strage, ed è stato un apporto pieno, non solo una occasione causale. Questa tesi è stata recepita dal Tribunale, l’importante era che il fatto fosse ricostruito correttamente”, commenta all’Adnkronos l’avvocato Luca Pancotti, legale della famiglia della vittima 14enne Emma Fabini.

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Le parole degli imputati in aula prima della sentenza: “Mi drogavo e mi sentivo Dio, chiedo scusa“, “Rabbia per condanna ingiusta, sono un essere umano“.

“Il giudice ha ritenuto insussistente l’associazione a delinquere, perché poi abbia affermato la responsabilità per tutti gli altri reati lo sapremo nei 90 giorni, con le motivazioni”. Così all’Adnkronos l’avvocato Alessandro Cristofori, legale di Badr Amouiyah, imputato nel processo. “Tecnicamente (il Gup) ha applicato un istituto che invece la pubblica accusa non aveva chiesto, che è quello probabilmente del concorso formale che determina una mitigazione della pena rispetto alle richieste della pubblica accusa. Non posso dirmi soddisfatto – continua l’avvocato – se penso che uno non debba essere condannato, ma le sentenze le valuto quando le conosco, sicuramente le pene inflitte sono inferiori rispetto a quelle richieste dalla pubblica accusa”.

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