UNIVERSITAS LIBERTATIS

Intervista alla psicologa Francesca Fregno

La dottoressa Francesca Fregno è una psicologa
psicoterapeuta ad Orientamento
Analitico Transazionale che opera a Milano ma offre consulenze anche online. Esperta di relazioni e autrice di un libro uscito il 5 dicembre, ci racconta in un’intervista la sua professione e la sua ultima opera acquistabile su Amazon.


Salve, in cosa è specializzata?
“Io sono una psicologa psicoterapeuta esperta in analisi transazionale. Mi occupo di relazioni affettive, in particolare di dipendenza affettiva.”
Quanto è difficile riconoscere un legame sano da uno disfunzionale?
“È difficile per la persona che vive un legame non sano perché manca la consapevolezza tale da permetterle di ascoltare i propri bisogni senza andare in adattamento verso l’altra persona.”
Dove opera principalmente?
“Io lavoro a Milano e online in tutta Italia.”
C’è qualcosa del suo lavoro che l’appaga maggiormente?
“Rivedere uomini e donne che riescono a vivere e a coltivare una relazione sana amando sè stessi e poi l’altro in un’ottica di reciprocità.”
Di cosa parla il suo libro “Anatomia delle relazioni”?
“Questo libro nasce dalla mia esperienza clinica e si focalizza su come capire e individuerà una relazione sana da un legame disfunzionale. Come nasce e germoglia una dipendenza affettiva, quali sono i meccanismi che l’autoalimentano. Come uscirne e quali strategie adottate. Con l’avvento dei social nel panorama attuale l’affettività e gli incontri sono stati modificati; le relazioni sono diventate veloci, destabilizzanti, intense come delle montagne russe, struggenti.”
Dov’è acquistabile?
“Su Amazon e poi successivamente nelle librerie.”
A chi consiglia la lettura di questo libro?
“A chi vuole fare un viaggio dentro di sé e capire quei nodi irrisolti del passato che vanno ad impattare sulle relazioni attuali. Può essere una bussola per comprendere i propri meccanismi interiori, per acquisire più consapevolezza e incentivare un cambiamento.
Voglio dedicare un grazie speciale a Cristiana Serangeli che ha creduto in questo progetto.”

Intervista alla modella Alessia Sarno

Abbiamo intervistato la giovanissima modella Alessia Sarno, vincitrice del recente concorso Ragazza we can dance. Una ragazza ambiziosa, dalle innumerevoli qualità, solare e con un futuro roseo.

Ciao Alessia. Sei stata la prima classificata a “Ragazza we can dance”. A chi dedichi la tua vittoria?
“Ciao, sì ho partecipato alla nona tappa di questo concorso ed ho vinto la fascia di prima classificata, guadagnando l’accesso alla finalissima Nazionale che si terrà a giugno 2023.
Dedico la vittoria ai miei genitori che mi seguono e mi supportano in questa mia passione.”

Quante emozioni?
“È stato bello vincere tra tante concorrenti, tutte molto belle.”

Cosa rappresenta per te essere lì su quella passerella e sfilare?
“Sfilare mi piace, lo reputo molto femminile. Lo faccio sempre con un senso di libertà.
Sorrido ma sono determinata.”

Quante ragazze eravate e quante sono state premiate?
“Sono state premiate altre tre ragazze, onestamente non credevo di aggiudicarmi il primo posto.”

Ti aspettavi di vincere?
“Quando gareggio non lo faccio per vincere, mi piace avere il consenso di chi mi osserva ed amo potermi raccontare durante la gara. È bello sapere che le persone dicano “è una bella ragazza e sa parlare, ha degli obiettivi, è ambiziosa”.

Prossimo traguardo?
“Devo fare uno shooting importante a Roccaraso la prossima settimana ed alcune finali. Inoltre ho iniziato un corso di recitazione.
L’obiettivo principale resta sempre studiare e realizzarmi professionalmente.”

Tra calcio e moda, Vanessa Minotti si racconta

Vanessa Minotti

Da sempre appassionata di moda e televisione Vanessa Minotti ha iniziato a lavorare come modella e fotomodella all’età di 16 anni ed oggi ha realizzato il sogno di fare la conduttrice televisiva.
Bellezza straordinaria unita ad una spiccata intelligenza rendono Vanessa un personaggio molto seguito sui social, dove spesso consiglia ai followers capi e brand da seguire.
Laureata in lingue e con brillanti doti comunicative Vanessa si è raccontata in un’intervista esclusiva svelandoci i suoi sogni e le sue ambizioni per il futuro.
Sportiva e estremamente solare la 26enne lombarda ama mettersi in gioco e non esclude l’idea, un domani, di partecipare ad un reality televisivo.

Vanessa Minotti

Ciao Vanessa, come è iniziata la tua carriera lavorativa?
“Ho iniziato a lavorare all’età di 16 anni realizzando il sogno di fare la modella e la fotomodella per alcuni brand. Il mio grande obiettivo però è sempre stato quello di fare la presentatrice e all’età di 20 anni ho avuto la prima esperienza televisiva conducendo un telegiornale di meteo. Da lì si sono aperte varie strade ed ora collaboro anche con radio deejay facendo parte della trasmissione “ciao belli”. Ho una mia rubrica di moda su RTL e per due anni circa ho fatto l’inviata per la nota trasmissione “quelli che il calcio” in onda sui canali rai. Fino allo scorso anno ero co-conduttrice di Telenova e da pochi mesi ho iniziato una collaborazione con 7Gold.”

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Nel tuo futuro ti vedi come conduttrice o come modella?
“Il mio obiettivo è sicuramente quello di fare la conduttrice televisiva.
Diciamo che ho un carattere molto solare e sono brava ad intrattenere le persone, per questo infatti ho partecipato anche a molti eventi tra cui il salottino di Sanremo, per il festival ho anche condotto la selezioni per Sanremo Rock e vari eventi di moda e musica.”

Che percorso di studi hai fatto?
“Quando ho iniziato a lavorare al meteo stavo ancora studiando e mi sono laureata come interprete di inglese e spagnolo. La conduzione del programma meteo è stata fondamentale per la mia crescita personale e mi ha fatto capire che quello sarebbe dovuto diventare il mio lavoro, per questo ho deciso di portare le conoscenze acquisite con gli studi nel mondo del lavoro creando le previsioni del tempo in varie lingue straniere.”

Vanessa Minotti

Sei molto attiva sui social, ti definisci anche un’influencer/blogger?
La definizione influenze non mi dispiace ma la vedo come una cosa in più nella mia vita. Io ho bisogno di intrattenere e di avere un rapporto continuo con il pubblico, fare la modella e pubblicizzare brand di intimo e abbigliamento è un hobby che continuo a coltivare con piacere.”

Ti piacerebbe fare un reality?
Si molto, mi piacerebbe mettermi in gioco e farmi conoscere a 360 °. Tra i vari reality preferirei il Grande Fratello Vip o l’Isola dei Famosi.”

Sei pro o contro la chirurgia estetica?
Io personalmente non ho mai sentito il bisogno di far ricorso alla chirurgia estetica ma sono assolutamente favorevole. Amo il mio corpo, non ho neanche tatuaggi.”

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Solare, simpatica e molto empatica ringraziamo Vanessa per il tempo dedicato e le auguriamo di raggiungere tutti i suoi sogni.

Instagram: https://instagram.com/vanessa_minotti?igshid=YmMyMTA2M2Y=

A cura di Dario De Fenu

Intervista ad Olga Rachele Calissi, campionessa di scherma

La giovane atleta Olga Rachele Calissi, da sempre legata alla scherma, ha raggiunto alti livelli nel suo percorso fatto di passioni, amore e determinazione. Un amore nato sin da piccola, per pura casualità, e tramutato in una vera e propria professione.

Buongiorno, Olga. Lo scorso febbraio a Gudalajara ha conquistato il suo primo podio in Coppa del Mondo. Come ci si sente a essere campionessa mondiale di scherma?
“Buongiorno. Esiste innanzitutto un circuito di coppe del mondo e, in base alle vittorie, si raggiunge la conquista della coppa del mondo. Io ho conquistato un podio in una coppa del mondo del circuito che facciamo ogni anno di coppe del mondo. Ci si sente estremamente competitivi e in grado di conquistare medaglie importanti, quindi sicuri del proprio valore e di tutto il lavoro che è stato fatto per giungere a conquistare podi così importanti.”

Cosa rappresenta per lei la scherma? Quali emozioni le suscita?
“Io ho iniziato a praticare scherma quando avevo cinque anni e mezzo, cioè l’età minima alla quale si può iniziare. Mi ci sono avvicinata perché mi ero rotta il braccio destro e mia madre ha voluto avuto l’idea di portarmi in una palestra di scherma così che potessi riacquistare la mobilità attraverso i movimenti del braccio. All’inizio, dunque, la scherma era un gioco e una necessità medica; con gli anni è diventata un lavoro vero e proprio e soprattutto un recipiente di obiettivi, di aspirazioni e di sogni da realizzre. Mi diverto a realizzare i miei sogni e tanti di questi appartengono proprio al mondo della scherma.”

Qual è la gara che non potrà mai dimenticare?
“Una gara che ha un significato particolare per me riguarda la vittoria al mio primo Campionato europeo cadetti under 17. Nonostante non sia una gara così prestigiosa – se vista in relazione al mio livello attuale – ha una valenza fondamentale: all’epoca era morto mio padre da due settimane quindi gli ho voluto dedicare quella gara e quella vittoria. Gli evevo promesso che avrei fatto di tutto per vincere.”

Ha avuto ripensamenti nel corso della sua carriera?
“Sì ne ho avuti tanti e penso che sia normale per tutti. Ho ripensato alla possibilità di scegliere altri sport perché ne ho sempre praticati molti sin da piccola, però alla fine ho sempre avuto la tenacia di portare avanti questa mia scelta e decisione. Ora come ora non farei scelta diversa.”

Un consiglio a chi vorrebbe iniziare a praticare questa disciplina.
“Io sento di dire che è importante iniziare a fare scherma sin da piccoli in moda da percepire più naturalmente alcuni movimenti o coordinazioni che poi, crescendo, diventano più difficili da acquisire. È uno sport che si predilige farlo sin da piccoli anche se comunque ci sono eccezioni di atleti che, pur avendo iniziato in tarda età, hanno recuperato col tempo e hanno comunque raggiunto traguardi importanti. Nel caso in cui, invece, si voglia solo divertirsi allora non c’è età, si può imparare sempre, attraverso gare master di scherma. Ovviamente se si aspira a vincere medaglie importanti è bene iniziare il prima possibile.”

Intervista alla scrittrice Federica Nobile

La redazione di RadioSanremoWeb è lieta di intervistare la scrittrice Federica Nobile.

Diplomata al Liceo Classico e laureata in Comunicazione Interculturale, ha sempre amato scrivere. Da adolescente trascorreva tutto il tempo a disegnare personaggi di storie fantastiche sui libri di testo; da giovane adulta quelle storie ha cominciato a scriverle.
Le piacerebbe fare un viaggio nel tempo per rivivere gli anni ’70-‘80, ama la musica rock, il nuoto, lo snorkeling, leggere e recensire (tanti) libri.

Buongiorno Federica, ci parli della sua storia. Quando ha iniziato a scrivere?
“Ho iniziato a cinque anni. Mia nonna, con pazienza, mi ha insegnato a scrivere prima ancora che cominciassi le elementari. A mano scrivo ancora in illeggibile geroglifico, sia chiaro, ma di sicuro scrivo tanto e con ispirazione da allora.
Tra i sei e i sette anni ho scritto la prima saga, intitolata “I ribelli d’Irlanda”, su dei foglietti ripiegati per farne dei libricini. A dieci anni arriva “Il paese delle aquile”, il primo fantasy. A undici mi do alla prima sceneggiatura teatrale, “Alla corte dell’imperatore”. Mia mamma conserva ancora tutti questi primi sforzi nel cassetto del comodino.”

Cosa rappresenta per lei la scrittura?
“Per me la scrittura rappresenta tante cose: il lavoro – il mio lavoro concerne al 90% la scrittura, o come si dice in agenzia pubblicitaria, “copywriting”; una passione, la più grande – trascorro anche ogni momento libero a scrivere o a progettare storie; una valvola di sfogo – funziona meglio della palestra per me. Mi rilasso, mi isolo da tutto, lascio che la fantasia fluisca e che le mani percorrano frenetiche la tastiera.”

Com’è nata l’idea di questo libro?
“Questo libro nasce come sceneggiatura cinematografica.
Avevo carta bianca, era per un progetto molto personale, condiviso con una produzione di amici.
Volevamo girare un film che fosse di genere horror, e ho trovato il mio mostro leggendo un articolo sulla sparizione dei bambini ad Hamelin, in Germania, nel 1284. Proprio quelli della fiaba dei Grimm, “Il Pifferaio Magico”. Solo che a quanto pare non si tratta solo di folklore, c’è del vero, la città se lo ricorda. Fu un trauma apprendere una notizia del genere. Dovevo esorcizzarla, insieme al Covid, alla Guerra in Ucraina, alle tante cose inaccettabili del contemporaneo e l’ho fatto scrivendo. L’ho fatto inventando Kilian, il protagonista maschile della storia, un Evocatore discendente da un mitico eroe germanico e protettore del suo popolo, Frehild.

Qual è la trama?
“Siamo nel 1978, e chi di voi l’ha vissuto e se lo ricorda saprà che non fu solo l’anno dei punk, ma ci furono molti stravolgimenti. In Germania ci fu la Schneekatastrophe, anche detta “Caos Bianco”: nevicò per giorni e giorni a partire dalla fine del ‘78 e nel maggio del ’79 c’erano ancora cittadine e paesaggi innevati. Non fu una cartolina: fu una tragedia, bloccò tutto il paese.
Il romanzo, dunque, cerca di spiegare la connessione tra fatti inspiegabili, straordinari come questo. E li ricondurrebbe a una società millenaria parallela alla nostra, che ho chiamato semplicemente Mágoi, termine greco che indica persone portentose dotate del cosiddetto “Potenziale”, che dall’alba dei loro tempi tentano di proteggere l’umanità e di salvarla. Perché l’uomo è il peggior nemico di se stesso, anche quando ci si mettono i cataclismi naturali.”

Cosa vuole trasmettere al lettore?
“Un messaggio universale, lo stesso che si ritrova in ogni popolo – prendo a esempio quello Giapponese che ha costellato la città di Hiroshima di statue in onore di Sadako, piccola vittima delle radiazioni della bomba che ha distrutto la città, e che incorporano il messaggio “basta guerre”. Vediamo che anche un popolo geograficamente e percettivamente lontano prova un desiderio di pace immenso, dimostrando che la fine dei conflitti è un (bi)sogno di tutti.
Nel romanzo ho creato una struttura a scacchiera a tre fazioni, sono tutti nemici di tutti, ma il disagio è vissuto da dentro. Se non scendiamo a patto con i nostri demoni interiori e portiamo la pace in noi stessi, vivremo altre situazioni di guerra.
La pace nel mondo dev’essere l’obiettivo a cui puntare collettivamente, umanitariamente.”

Perché questo titolo “Evocazione”?
“Evocazione vuole essere – sembra un gioco di parole – evocativo e provocatorio.
Il romanzo ha due protagonisti, e solo uno dei due è nominalmente un Evocatore, uno sciamano in grado di evocare un’effigie di protezione. Ammicca al fatto che ciò che siamo in grado di generare noi uomini – che non siamo divini ed è bene ricordarlo – proviene da noi. Siamo noi stessi a dare vita ai nostri mostri, quello che facciamo fuoriuscire ci appartiene, e se non impariamo a convivere con questi antichi incubi, ci sfuggiranno, detoneranno.”

Si riconosce in quale personaggio del libro?
“In nessuno, a dire il vero.
Il romanzo è volutamente allegorico, ambientato nel passato ma su questa Terra e, per renderlo inclusivo, ho affibbiato nazionalità tutte diverse tra loro a tutti i protagonisti. Volevo sondare dentro l’animo di tutti per capire qualcosa dell’umanità in generale. Di sicuro ho una simpatia spasmodica per alcuni, come Silibrand e Stefan, che sono degli outsider pieni di talento. Brilleranno, lo prometto.”

Ci sono riferimenti al dark fantasy. Da dove nascono queste suggestioni?
“Il dark fantasy è spesso associato ai vampiri o ai demoni. Io non ho nella storia né vampiri né demoni, ho gli esseri umani che fanno già abbastanza paura di per sé, e i Coboldi. Kobalt o Kobold è un termine tedesco per indicare un tipo folletto… e non uno di quelli buoni! Lo sa bene Neil Gaiman che ne ha inserito uno davvero tremendo nel suo bestseller American Gods: a distanza di dieci anni dalla lettura di questo splendido romanzo tale personaggio mi dà ancora i brividi!
I Mágoi chiamano così i “demoni da paralisi nel sonno” (Sleep Paralysis Demons) che sono delle allucinazioni che possono insorgere nel sonno soprattutto in periodi di forte stress.
Alcune persone che le sperimentano hanno la sensazione di soffocare, altre hanno l’impressione che qualcosa le stia osservando, toccando o minacciando.
Ecco, i Mágoi convivono con questi incubi dall’alba dei tempi. E non sono neanche troppo bravi a gestirli, ma dopotutto non sono dei “Fido” o dei “Fuffi”.

A chi dedica questo libro?
“Lo dedico ai miei compagni di università, compagni di viaggio, allora come oggi, in questo percorso. Mi hanno aiutata a diventare chi ho sempre voluto e, forse, chi sono da sempre: una creativa, una scrittrice del fantastico.
Ma lo dedico anche a tutti i lettori che credono o crederanno in questo progetto. Il romanzo è disponibile presso il sito della casa editrice portoseguroeditore.com, e si possono ottenere le ultime copie con dedica personalizzata cercandomi su Instagram, sono @federicanobile.
C’è anche la playlist a tutto rock su Spotify: cercando “Evocazione, il romanzo” si accede a ore di musica epica ed energica che spero possa ispirare altri scrittori.”

Intervista a Barbara Fabbroni, Italy Ambassador Awards

La redazione di VentoNuovo è lieta di intervista la scrittrice, giornalista, psicoterapeuta Barbara Fabbroni, in occasione del suo ultimo Premio Speciale Italy Ambassador Awards.

Buongiorno Barbara, ha vinto il “Premio speciale Italy Ambassador Awards Beauty e Spa 2022”. Di cosa si tratta?
“Buongiorno, ho ricevuto questo premio alla Stazione Leopolda da Italia Ambassador Awards che è un’organizzazione che premia più categorie. Gli influencer stati individuati, ad esempio, per vari target di follower; inoltre, c’erano categorie rispetto all’interesse per il travel, per il food o per il fashion. Io appartengo alla categoria Gold perché ho un bacino di utenza di quasi 500 mila follower. Oltre a questo premio ne ho ricevuto uno per il contest che ho fatto per la Toscana. L’evento, dunque, è stato fatto alla Leopolda a Firenze e la cena di gala è stata fatta al teatro del Maggio Fiorentino dove ho ricevuto proprio questo premio per il contest per la Toscana. È stata bellissima la presenza di tanti partner, per esempio oltre alla regione Toscana c’era anche il Veneto, tutti gli hotel luxury e spa assieme a dei premi molto belli. È stato un evento importante sia a livello nazionale che internazionale e si svolgerà anche il prossimo anno.”
Quali erano le categorie, in particolare?
“Food, travel, sostenibilità, beauty, fashion e benessere.”
Da chi era costituita la giuria?
“Il presidente era Maria Grazia Cucinotta. I giurati erano tanti e di grande livello, a seconda delle categorie. C’erano, ad esempio, giornalisti del settore del food o del luxury; per la categoria fashion era presente una stilista e in più stava una D di Max Mara; per il food c’era anche il presidente di Ferrari.”
In base a quali criteri sono stati scelti i vincitori?
“C’era una lista incredibile di criteri. Io personalmente ho fatto tre contest per tre specialità diverse e poi la giuria ha voluto assegnarmi un premio globale. Io ho partecipato solo per Instagram e posso dire che la giuria ha premiato non solo la modalità di comunicare ma anche la capture, cioè l’insieme di come viene comunicato un evento e come viene raccontato un luogo, un hotel piuttosto che un’altra situazione del luxury.”
Quali gli obiettivi del concorso?
“Credo che uno degli obiettivi principali sia stato quello di mettere in evidenza chi sono gli influencer che hanno una modalità comunicativa capace di creare un engagement con il proprio pubblico. Secondo me l’organizzazione ha voluto sottolineare proprio le caratteristiche di alcuni influencer che non si limitano solo a catturare un momento ma lo esprimono e lo comunicano attraverso la capture, la parola e anche con i messaggi.”
Progetti futuri?
“Di progetti ne ho tanti. Fino al 2024 sono sufficientemente impegnata in vari settori, dai social alla scrittura, all’ambito televisivo, giornalistico e della mia libera professione come psicoterapeuta. Una settimana fa ho firmato un progetto molto bello con la mia casa editrice. Insomma, ne ho tanti in porto e non vedo l’ora.”