Campidoglio, pubblicato il nuovo bando di concorso per dipendenti e dirigenti di Roma Capitale. Disponibili 1.512 posti

Roma, 10 agosto 2020 – Pubblicato il nuovo bando di Roma Capitale con le nuove procedure concorsuali per un totale di 1.470 posti che copriranno diversi profili professionali del personale non dirigente e 42 posti per dirigenti. Il profilo organizzativo verrà garantito tramite un’apposita convenzione siglata con il Formez.L’impianto concorsuale è incentrato sulla forte volontà di modernizzare la Pubblica Amministrazione capitolina. Per questo viene creata la figura, del tutto nuova, di ‘Istruttore dei servizi informatici e telematici’. Le prove per questo profilo verteranno infatti su materie come sistemi virtualizzati, reti, cybersecurity, crittografia, sicurezza nelle reti. Si crea così un profilo che sino ad oggi era del tutto assente e che consentirà di accelerare nell’opera di digitalizzazione degli uffici.“Immettere nuovo personale e quindi nuova linfa vitale negli uffici influisce positivamente sui servizi e sulla qualità della vita dei cittadini. E’ la direzione che abbiamo intrapreso sin dal nostro insediamento, puntando sempre su un mix equilibrato tra diritti e innovazione. Il bando di concorso è un ulteriore tassello nel percorso per valorizzare la Pubblica Amministrazione capitolina come motore di sviluppo della città”, commenta la Sindaca di Roma Virginia Raggi.E’ la nuova tappa di una lunga marcia. Una vera e propria scalata, piena di tornanti ma anche di soddisfazioni, quella per ricostruire la macchina amministrativa. Due contratti decentrati per superare il triste capitolo dell’atto unilaterale, la rapida e funzionale attivazione dello smart working durante l’emergenza, sblocco del turnover e oltre 6mila assunzioni per tamponare l’emorragia di pensionamenti e tornare a programmare. Ora il concorso, che prevede nuovi profili professionali in grado di proiettare i nostri uffici verso una dimensione sempre più avanzata e aderente ai bisogni della città”, sottolinea l’Assessore al Personale Antonio De Santis.
PROFILI PROFESSIONALI PERSONALE NON DIRIGENTE

–        Funzionario Avvocato (D1) 20

–        Funzionario Amministrativo (D1) 100

–        Funzionario Servizi Educativi (D1) 80

–        Funzionario Servizi Tecnici (D1) 80

–        Funzionario Assistente Sociale (D1) 140

–        Istruttore Amministrativo (C1) 250

–        Istruttore Servizi Informatici e Telematici (C1) 100

–        Istruttore Tecnico Costruzioni, Ambiente e Territorio (C1) 200

–        Istruttore Polizia Locale (C1) 500

TOTALE PERSONALE NON DIRIGENTE  1470

DIRIGENTI 42

TOTALE COMPLESSIVO 1.512

Bonus, Di Maio: “Fuori i nomi, parlamentari rinuncino a privacy”

“Noi stiamo firmando una delibera, una autocertificazione in cui rinunciamo alla privacy, tutto il gruppo parlamentare lo farà: controllateci, controllate chi ha preso il bonus. Chiediamo a tutte le forze politiche di fare la stessa cosa“. Lo dice Luigi Di Maio in una diretta Facebook sul bonus Inps ai parlamentari.”I nomi devono venire fuori, quelle persone si devono dimettere, non mi interessa se c’è uno del M5s, anche se si dice sia un ex ora al Misto”. “C’è una forza di opposizione che sta facendo trapelare che è colpa dei commercialisti: portate rispetto, non facciamo scarica barile sui professionisti che agiscono su mandato del cliente”.

“A questo punto il referendum sarà un altro segnale di sobrietà alle istituzioni, per dare un senso alle istituzioni rispetto ad azioni del genere” ribadisce ricordando che “il 20 e il 21 settembre possiamo dare insieme una bella sfoltita e fare la storia”. “Gli italiani potranno scegliere se tenersi 945 parlamentari o se tagliare 345 stipendi inutili. Io non ho dubbi”. “Fango sulle istituzioni. Azioni che non salvano nessuno, che fanno del male alle istituzioni“. “Non possiamo accettare comportamenti del genere”, ha spiegato il ministro degli Esteri dicendo tra l’altro: “Ora si dice che non possiamo sapere i nomi per la privacy. Ma non c’entra la privacy, stiamo parlando del rapporto di fiducia cittadino-elettore ed è giusto che quella persona renda conto a chi lo ha eletto”.

”Tra i 5 deputati leggo che ci sarebbe anche un esponente dei 5 Stelle – aveva detto questa mattina -. Non mi importa da quale forza politica provengano, so soltanto che questi 5 deputati non possono più rappresentare le istituzioni”, ha aggiunto. ”Così come hanno avuto il coraggio di prendersi un bonus di 600 euro guadagnando uno stipendio di 13mila euro netti al mese, adesso abbiano il coraggio di uscire allo scoperto. Abbiano il coraggio di mostrarsi agli italiani”, ha detto ancora Di Maio, aggiungendo: ”Nessuno pensi di scaricare le proprie colpe su altri, mettendo di mezzo ad esempio i commercialisti per salvarsi”.

Lollini (Lega): “Mai richiesto, pronto a vie legali”

”E’ il momento di scegliere da che parte stare. Se dalla parte degli italiani o della casta. Noi abbiamo già scelto’, ha continuato il ministro, aggiungendo: ”Mi aspetto un coro unanime: questa gente deve andare a casa. Questa gente è il male dell’Italia e, se vogliamo davvero voltare pagina, va combattuta con tutte le nostre forze”, ha concluso.

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Dj morta, ore d’ansia per Gioele. La zia: “Viviana non gli avrebbe mai fatto del male”

Soltanto l’autopsia potrà chiarire come è morta Viviana Parisi, la deejay di 43 anni trovata senza vita sabato pomeriggio nei boschi attorno a Caronia (Messina) a cinque giorni dalla sua scomparsa insieme con Gioele, il figlio di quattro anni di cui si sono perse da allora le tracce. Un esito atteso dagli inquirenti con particolare attenzione perché dal risultato dipenderà il proseguimento delle ricerche del piccolo. Che fine ha fatto Gioele? Lo chiedono anche Mariella Mondello e il padre, rispettivamente cognata e suocero di Viviana che oggi pomeriggio sono venuti nel ‘quartier generale’ delle ricerche, in una stazione di servizio Ip a poco meno di due km dal luogo del ritrovamento del corpo, irriconoscibile, di Viviana. Parlando con gli inquirenti e con i soccorritori, come apprende l’Adnkronos, la cognata di Viviana ha più volte ribadito che “Viviana non avrebbe mai abbandonato Gioele, lo amava. E non credo che possa avergli fatto del male. Non lo avrebbe mai ucciso”. Mariella Mondello e il padre hanno chiesto con insistenza agli investigatori che fine abbia fatto Gioele. E non credono all’ipotesi del suicidio della donna. Che prima di togliersi la vita avrebbe ucciso il proprio figlio. I due avrebbero chiesto agli inquirenti in che condizioni fosse il corpo della donna trovata senza vita. E quale sarebbe stata la causa di morte. Ma non lo sanno neppure gli inquirenti, dal momento che si aspetta l’esito dell’autopsia.

Intanto nella tarda mattinata si è tenuto un vertice in Prefettura a Messina, con gli inquirenti e i soccorritori, nel corso del quale è stato deciso che le ricerche si potrebbero estendere anche in altre zone, oltre ai 400 ettari attorno al bosco in cui è stata trovata la donna, con il corpo sfiguratoEcco perché è importante l’esito dell’autopsia. Perché se la deejay dovesse essere stata uccisa, cosa che al momento non viene esclusa, il bimbo potrebbe essere stato portato via. A quel punto, le ricerche dovranno essere ampliate in altre zone. Ma se Viviana Parisi si fosse uccisa, che è l’ipotesi più plausibile, secondo gli inquirenti, allora le ricerche proseguiranno in una zona ancora più ampia. Stamattina, intanto, la zona del ritrovamento del corpo della donna è stata transennata. Impossibile per i giornalisti potersi avvicinare.

In una stazione di servizio sulla strada statale 113 ci sono i mezzi di polizia, carabinieri, vigili del fuoco, protezione civile che organizzano incontri per proseguire le ricerche. Gli inquirenti da giorni cercano di capire cosa è accaduto in quei “22 minuti di buco” da quando la donna è uscita in auto dalla A20 da Sant’Agata di Militello e poi è rientrata in autostrada. Per capire che fine abbia fatto il piccolo Gioele, il bambino di 4 anni che si trovava con la donna e di cui si sono perse le tracce

Beirut, governo si è dimesso

Quanto accaduto la scorsa settimana a Beirut è il risultato della “corruzione endemica” che affligge il Libano. Lo ha dichiarato il primo ministro libanese, Hassan Diab, annunciando in diretta tv le dimissioni del suo governo a seguito delle proteste di massa per la devastante esplosione che la scorsa settimana ha colpito il porto di Beirut.”Viviamo ancora nell’orrore che ha colpito nel profondo il Libano ed i libanesi, risultato di una grave corruzione nell’amministrazione”, ha affermato Diab, sottolineando che il Paese sta affrontando una “grande tragedia”. Il primo ministro ha quindi accusato alcune forze politiche di avere come “unica preoccupazione il regolamento dei conti politici e la distruzione di ciò che resta dello Stato”. “Chiediamo un’indagine rapida che accerti le responsabilità e vogliamo un piano di salvataggio nazionale che veda la partecipazione dei libanesi. Ecco perché annuncio le dimissioni di questo governo. Possa Dio proteggere il Libano”. “Chiediamo un’indagine rapida che accerti le responsabilità e vogliamo un piano di salvataggio nazionale che veda la partecipazione dei libanesi. Ecco perché annuncio le dimissioni di questo governo. Possa Dio proteggere il Libano”. Nel suo intervento Diab, che guidava un governo tecnico, ha fustigato la classe politica tradizionale, sostenendo che alcune fazioni “hanno usato tutte le loro armi, inventato i fatti e mentito alle persone” perché “sapevano che per loro eravamo una minaccia”. “Ogni ministro del governo – ha proseguito – ha dato tutto ciò che poteva. Non avevamo interessi politici e abbiamo portato avanti la richiesta di cambiamento dei libanesi, ma c’è uno strato molto spesso tra noi e il cambiamento”.”Possa Dio proteggere il Libano, è tutto quello che posso dire” ha detto il premier uscente Hassan Diab, lasciando il Palazzo presidenziale a Beirut dove ha presentato le sue dimissioni al presidente Michel Aoun.L’esecutivo, che è da giorni sotto forti pressioni dopo le esplosioni che hanno sconvolto Beirut, ha perso pezzi di ora in ora. Diversi i ministri che negli ultimi giorni si sono dimessi: delle Finanze Ghazi Wazni, della Giustizia Marie-Claude Najm. Hanno lasciato anche i titolari dell’Informazione, Manal Abdel Samad, e dell’Ambiente, Demianos Qattar.

E’ un appello a ”dimettersi tutti”, perché questo governo ”non è stato in grado di fare nulla se non nascondere la negligenza”, aveva dichiarato Manal Abdel Samad, la prima rappresentante del governo di Beirut a rinunciare sabato al suo incarico. ”La bomba atomica che ci è esplosa a causa della corruzione, della negligenza e della cospirazione deve far sì che nessuno resti seduto sulla sua poltrona”, ha dichiarato citata dall’emittente Mtv. ”Chiedo ai miei amici deputati di dimettersi perché la loro presenza è diventata un fardello per il popolo libanese”, ha aggiunto.

Dimettersi oggi significa “sottrarsi alle proprie responsabilità”, aveva dichiarato dal canto suo il ministro dell’Interno libanese, Mohammad Fahmi. “Inizialmente, subito dopo l’esplosione (nel porto di Beirut, ndr), ero favorevole alle dimissioni del governo perché mi sembrava logico. Ma oggi che siamo sotto pressione dimettersi significherebbe sottrarsi alle proprie responsabilità. È vergognoso fuggire davanti alle proprie responsabilità”, ha detto Fahmi all’emittente ‘Lbci’.

E’ salito, intanto, a 220 il numero dei morti e a oltre settemila quello dei feriti a Beirut, a sei giorni dalle esplosioni nel porto di Beirut. Lo ha reso noto il governatore della capitale libanese, Maruan Abud, mentre i media parlano di ancora oltre un centinaio di dispersi. Tra questi, secondo la Bbc, ci sono molti lavoratori stranieri che si trovavano al porto di Beirut al momento delle esplosioni.

La commissione d’inchiesta creata dopo l’esplosione avrebbe concluso il suo primo rapporto e lo avrebbe consegnato al governo libanese. Il giornale al-Joumhouria scrive della consegna del rapporto della commissione al segretario generale del consiglio dei ministri, mentre si attende la riunione del governo. Il documento, secondo il quotidiano, verrà esaminato durante una riunione al palazzo presidenziale.

Roma, Raggi: “Vado avanti, mi ricandido”

Vado avanti, mi ricandido“. Lo avrebbe comunicato, a quanto si apprende, la sindaca di Roma Virginia Raggi ai consiglieri della maggioranza capitolina durante una videoconferenza. “Ho parlato con la mia famiglia, ho parlato con i vertici del M5S: ho deciso di ricandidarmi a sindaco di Roma”. Virginia Raggi conferma al Foglio quanto ha detto in video conferenza rivolgendosi alla maggioranza grillina che governa il Campidoglio: la volontà di tentare il bis alle comunali dell’anno prossimo. “Non ci sto ad apparecchiare la tavola per far mangiare quelli di prima. Sono convinta che dobbiamo andare avanti“. “Una scelta – dice – contro i giochi di palazzo, ma dettata dal bene per la Capitale”.”Virginia Raggi ci ha detto che correrà nuovamente per fare la Sindaca di Roma” ha twittato il Consigliere Regionale M5s Paolo Ferrara. “Ci ha detto che non ci sta ad apparecchiare la tavola per far mangiare quelli di prima. ‘Sono convinta che dobbiamo andare avanti’, ci ha aggiunto. Le sue parole sono verità”, ha concluso Ferrara.

Adesso la palla passa a Vito Crimi. Il capo politico grillino dovrà – da statuto – mettere ai voti su Rousseau la scelta di Raggi. Secondo le regole che dominano l’universo pentastellato, infatti, come ricorda il quotidiano diretto da Claudio Cerasa, serve il via libera degli iscritti per la deroga al secondo mandato.

“La Raggi ha annunciato la sua ricandidatura promuovendo il suo operato” twitta il vice segretario del Pd Andrea Orlando. “Nulla di personale ma noi diamo un altro giudizio. Roma merita di più e qualcosa di molto diverso da questi anniPer questo il Pd lavora per costruire un progetto alternativo“.

COTRAL, PALOZZI (CAMBIAMO): “INTERROGAZIONE SU CONCORSO AUTISTI ANNULLATO”

“Si rimane abbastanza perplessi rispetto ai particolari stampa che stanno emergendo in merito al concorso, indetto dalla Cotral spa, per la ricerca di 100 nuovi autisti da assumere nel proprio organico. Il bando di selezione sarebbe stato annullato dalla azienda regionale a causa di presunte illiceitá

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