INTERVISTA AD ALESSIA SARNO, MODELLA E SOGNATRICE

La redazione di Radio Sanremo Web è lieta di intervistare Alessia Sarno, giovane modella e studentessa che, tra sacrifici e tanto studio, rincorre un sogno: non c’è niente di più bello di sognare, credere e lottare affinché i nostri sogni si avverino.

Ciao Alessia, quanti anni hai e di dove sei?
Ciao, sono Alessia Sarno, sono di San Giorgio a Cremano in provincia di Napoli. Tra pochi giorni compirò 16 anni.

Cosa fai nella vita?
Frequento il terzo anno del liceo classico ad indirizzo giuridico economico.

Da dove nasce la tua passione per la moda?
La passione per la moda nasce per caso. Un pomeriggio d’estate, mentre ero in vacanza, fui avvicinata dagli organizzatori di un concorso noto in Calabria con il nome “Miss modellare ad arte”, mi invitarono a partecipare ad una tappa, andai in bicicletta e per gioco vinsi. Superai altre tappe fino a vincere il titolo regionale.

Hai partecipato a qualche concorso/ programma?
Sì, dopo questa prima bellissima esperienza mi sono iscritta ad altri concorsi. Ad oggi sono in finale per “Miss Vesuvio”, “Miss mondo Italia”e “cenerentola principessa per una notte”.

A chi o cosa ti ispiri?
Ho avuto la fortuna di avere tanti punti di riferimento nella mia vita che mi hanno aiutato a crescere e migliorare fino ad oggi. Cerco di prendere il meglio da ciascuno di essi, quindi, a seconda delle situazioni mi faccio ispirare da ognuno di loro: mio padre, con la sua sicurezza in se stesso, l’attenzione alla nostra famiglia, il modo di amare mia madre da trent’anni e passa; mia madre, con la sua dolcezza, la generosità nei rapporti umani, l’amore per la casa e la cucina e mille altre cose.

Vuoi lasciare un’impronta in questo mondo?
Le nostre impronte non sbiadiscono mai sulle vite che tocchiamo!

Sogni nel cassetto?
Il mio sogno è quello di diventare un magistrato, amo il diritto!
Il mio primo obiettivo è laurearmi ma se chiudo gli occhi sogno un percorso nel mondo della moda e dello spettacolo.

Le intense alchimie del Premio Felix

di Barbara Fabbroni

L’itinerario del Premio Felix inizia dalla consapevolezza che tutto si racchiude all’interno di un significato significante da cui si origina il viatico verso la conoscenza dell’arte in tutta la sua declinazione artistica. Felix in latino ha un significato che abbraccia vari significati, diventando lo stimolo alla ricerca dell’essenza delle cose e dell’accadere nel suo algoritmo più intimistico. Uliana Kovalera è il cuore pulsante di questo avvincente progetto che, di anno in anno, si arricchisce e forgia in maniera sempre più globale. È un progetto perfetto dalle sfaccettature luminose come un diamante che racchiude in sé tante possibilità poiché l’arte che cosa sarebbe se non ci fosse un autore che dialoga con uno spettatore? Il Premio Felix, per come è organizzato e strutturato, per la filosofia che lo contraddistingue, sembra racchiudere i significanti più profondi di un progetto fenomenologico del cinema dove i pilastri essenziali sono alla base di questa manifestazione. Il cinema diventa un’attività di conoscenza e crescita, che permette la comprensione della vita e al tempo stesso dà forma alla vita stessa. Il cinema così inteso non è solo sapere, ma anche scelta di vita: è salvezza e redenzione, è possibilità e appartenenza, è essenza ed esistenza. Incontrare Uliana Kovalera è come incontrare il progetto fenomenologico del cinema mondiale. Con lei abbiamo attraversato la nascita e la crescita del Premio Felix all’interno di un dialogare profondo e intenso.

Il Cinema è davvero arte per tutti?

Il cinema non solo è per tutti ma è alla portata di tutti. Così l’arte nel suo insieme entra a far parte della vita delle persone forgiandone l’anima e aiutandole a stimolare non solo la fantasia ma anche la costruzione narrativa delle immagini. Il cinema ha una natura universale. È un ponte verso gli altri e uno specchio nel quale rifletterci e proiettare le proprie esperienze di vita ricucendone le stramature e rendendo le penombre accessibili. Il cinema ha la capacità di oltrepassare le frontiere dimostrando che apparteniamo tutti alla stessa famiglia. 

Da dove arriva il suo amore per il cinema?

Ho sempre amato il cinema. Ho avuto anche qualche esperienza attoriale ma poi ho scelto la mia strada diventando produttore.

Come nasce il Premio Felix?

Sono sempre stata una produttrice cinematografica, il cinema per me rappresenta l’arte a tutto tondo, è la magia che accarezza la vita conducendo in uno spazio dove è possibile incontrare sé stessi, fare consapevolezza dell’accadere, condividere culture, conoscenze, emozioni. Il Premio Felix nasce con l’intenzione di dare spazio e voce al Cinema internazionale, permettendoci di “viaggiare” idealmente attraverso paesi e culture, esperienze di vita ed emozioni, graziead un’Arte che è per tutti. 

Perché Felix?

Felix è una parola latina che ha molti significati tra cui: fortunato, ricco, felice, fecondo, sacro. Se ben ci pensiamo il cinema è tutto questo. È fortunato poiché sia chi fa cinema sia chi guarda un film ha la fortuna di entrare in contatto con un’opera artistica. È ricco perché accresce la sua conoscenza e consapevolezza. È felice perché il cinema rende anche felici. È fecondo poiché costruisce possibilità. È sacro perché ogni pellicola ha la sua sacralità artistica e umana. Tanto più lo stesso Premio è una scultura su due livelli a significare che il cinema ha due diversi piani interpretativi che l’uno si unisce all’altro creando un unico viatico.

Da chi è promosso il Premio Felix?

Il Premio è promosso dall’Associazione culturale Felix, patrocinato dalla Regione Lombardia, con il contributo e il patrocinio della Direzione generale Cinema e audiovisivo – Ministero della Cultura, in collaborazione culturale con l’Associazione Adrenalina culturale e Ibrahim Kodra Swiss Foundation. 

Chi è la Giuria del Premio?

La Giuria 2022 presieduta dal produttore Roberto Bessi è composta da Alessandro Trani editore del Magazine 24 Ore News, Vlada Novikova Nava, critica d’arte e dal regista Luciano Boschetti.

Perché il Premio Felix ha l’attitudine a dare spazio e voce al cinema internazionale, quali sono i lavori in concorso?

Il Festival anche quest’anno si evolve e cresce, proponendo 22 pellicole tra film, docufilm, cortometraggi e documentari provenienti da tantissimi paesi che meritano l’attenzione degli appassionati. In concorso tra gli altri: Semetey, figlio diManas – Kyrgyzstan (L’Epopea di Manas e il poema epico del popolo kirghiso)  sceneggiatore e produttore Omurzak Tolobekov, diretto da Egemberdi Bekboliev e Darkhan Kozhokhan (2022), Chicken – Kazakhstan, cortometraggio diretto da Anastassiya Biryucheva (2022), Giovanni Rossi Made in Italy – Italia, documentario diretto da Corrado Calda e Giusy Cafari Panico, Sold out – Russia, cortometraggio diretto da Danila Kozlovsky (2022), Moloko – Russia, film diretto dal regista armeno Karen Oganesyan (2021), Profumo di melone a Samarcanda – Uzbekistan, diretto da Ali Khamraev (2021), Volare o non volare? – Georgia, commedia diretta da George Kacharava e Bolle – Italia, cortometraggio diretto da Andrea Rampini (2022). 

Il cinema e soprattutto questo Premio sembra essere l’esempio di come sia possibile entrare nel mondo dell’altro anche solo attraverso una narrazione filmica, come è possibile?

Il Festival Felix nasce con l’intenzione di celebrare la cinematografia. Come ho detto attraverso il cinema lo spettatore ha la possibilità di accedere a paesaggi, lingue e storie che non sempre hanno l’attenzione che meritano. Il cinema ci permette di viaggiare idealmente, nella parte del mondo meno raccontata, arricchendoci di sguardi di cui il mondo contemporaneo ha molto bisogno. 

Con il cinema si può viaggiare?

Certo! Il nostro Premio è pensato anche per far in modo che lo spettatore entri in contatto con diverse culture, differenti mondi, toccandone l’essenza tanto da costruire all’interno di sé un itinerario narrativo di conoscenza, sacralità e possibilità.

Dove si svolgerà il Festival?

Il Festival sarà ospitato nei giorni 12,13 e 14 novembre a Monza, presso la Casa del Volontariato e il 15,16 e 17 novembre al Palazzo del Cinema Anteo di Milano.  Giovedì 17 novembre, durante la serata conclusiva del Gala, sarà proiettato il film vincitore della V° edizione alla presenza di ospiti del mondo dello spettacolo e della cultura. Un’occasione per celebrare il Cinema condividendone la passione. 

Cosa si aspetta da questa edizione?

Il pubblico è sempre stato generoso. Mi aspetto di crescere così da arricchire il parterre dei registi da invitare e delle pellicole da proiettare, senza mai dimenticare il buon gusto e il significato che hanno in sé.

Enamorè ed il sogno di Francesca Quattrone “Voglio staccarmi dagli stereotipi”

Tornata nella sua amata Reggio Calabria dopo un’importante esperienza lavorativa a Milano, Francesca Quattrone ha finalmente realizzato il suo sogno aprendo un brand di lingerie, Enamorè che esalta l’amore e la sensualità sia nel nome che nel contenuto del prodotto creato. Le ambizioni di Francesca però non si fermano al brand, eleganza ed intelligenza infatti portano la 27enne calabrese a voler lavorare anche sulla sua persona con l’obiettivo di affermarsi anche nel mondo dello spettacolo. Francesca si è raccontata a 360° svelando simpatici aneddoti sulla nascita del brand e raccontandoci i suoi sogni nel cassetto.

Continue reading

Petranzan nuovamente eletto Presidente della FNAARC: le congratulazioni di Enasarco

La Fondazione Enasarco ed il suo Presidente Alfonsino Mei si congratulano con il Dott. Alberto Petranzan per esser stato nuovamente eletto a capo della Federazione Nazionale Associazioni Agenti e Rappresentanti di Commercio. Nel corso degli ultimi anni la figura dell’agente di commercio si è costantemente aggiornata e sta vivendo un momento di grande difficoltà. In questo momento di incertezza, la Fondazione Enasarco sta lavorando con attenzione, ed in sinergia con le istituzioni, per il futuro della categoria. In tal senso, un dialogo aperto e costante con la FNAARC sarà, ancora una volta, un’occasione per operare in collaborazione per il bene della figura dell’agente di commercio.

Quando si rovista la scatola dei ricordi

di Barbara Fabbroni

“Così. 50 anni domani. E tanto ancora da fare. Mi volto per ricordareÈ così. 50 anni domani. E tanto ancora da capire. Mi volto per non rinnegare”. La vita in fondo accade e nel suo accadere apre viatici interessanti e densi di mondo e possibilità. Marco Sciarretta trova la sua strada e riorganizza la sua vita con una scelta radicale affinché il suo sogno diventi possibilità vissuta. “Oggi sono consapevole della strada percorsa fino a qui: un percorso non sempre facile, ma fatto di passi che mi appartengono e che, in pianura o in salita, mi conducono nel viaggio della vita. Compio cinquant’anni senza la frenesia della gioventù, ma con la serenità e la pacatezza di aver vissuto abbastanza per sapere quanto sia preziosa la vita”. Tutto questo è l’esistenza della sua tramatura raffinata e imprevedibile che costruisce ricami e tessiture così uniche da dar vita a un itinerario intimo e assoluto. In fondo, solo nell’andare si può compiere il cammino, non è solo Antonio Machado ha insegnarci come costruire il proprio andare nella vita poiché Marco Sciarretta ci è maestro nel suo andare a Tenerife e trovare il suo centro di gravità permanente. Incontrare Marco è come assaporare le parole di Antonio Machado: “Viandante, sono le tue orme. Il cammino e nulla più. Viandante, non esiste sentiero: si fa la strada nell’andare. Nell’andare si segna il sentiero. E, voltando lo sguardo indietro, si scorge il cammino che mai si tornerà a percorrere. Viandante, non esiste sentiero, solo scie nel mare (A. Machado)”. L’intervista vi regalerà il mondo infinito di questo artista così incredibilmente unico.

“50 anni domani” e poi?

Ah … per il percorso musicale si va avanti con i vari progetti cercando di sfornare sempre qualche cosa di interessante. Per la vita, invece, si continua a godere sia della famiglia sia di questo paradiso nel quale vivo, l’isola di Tenerife.

Perché vivere a Tenerife?

Per un insieme di motivi. Il primo per cercare un clima migliore. A Tenerife è praticamente sempre primavera, con qualche punta di estate. Si sta molto bene, si dimenticano i riscaldamenti e i maglioni. Inoltre, essendo un’isola turistica si può vivere suonando. La musica è la mia grande passione e da qualche anno, fortunatamente, anche il mio lavoro.

Prima svolgevi più lavori?

In Italia ho gestito per quasi trent’anni dei locali, dove si suonava musica dal vivo. Avevo la possibilità sia di esibirmi sia di far esibire vari professionisti e amici.

All’estero è più facile vivere di musica? 

Per la mia esperienza posso dirti di si! Ovviamente non è che chiunque abbia appena imbracciato una chitarra può permettersi di andare a esibirsi. In un’isola turistica ci sono molti spazi dove poter suonare e soprattutto qui l’estate non dura solo tre mesi ma molto di più. Però c’è anche molta concorrenza, i turisti e i gestori dei locali sono abituati a sentire gente che si esibisce; quindi, bisogna avere qualcosa di interessante da proporre, non è che chiunque può avere la l’opportunità di lavorare e vivere grazie al lavoro di musicista.

Hai l’attitudine di scrivere brevi racconti in musica, che significa?

Di questa affermazione devo ringraziare Paola dell’ufficio stampa che mi segue: la 361comunication di Mauro Caldera. È stata lei a trovare questo sunto del mio modo di scrivere e fare musica e devo dire che ne sono fiero. È una frase che mi rappresenta abbastanza. Solitamente tendo a scrivere o cose che mi hanno riguardato, come dei piccoli momenti della mia vita, oppure cose di cui sono stato direttamente testimone. Ecco, difficilmente mi metto a scrivere di un fatto storico di qualche personaggio soltanto perchè ho letto di lui o perché mi è tornato alla memoria. Prettamente cerco di stare nel mio orticello, di trovare il materiale nelle storie che mi appartengono. 

Qual è il tuo pubblico?

Il mio pubblico è ancora da scoprire.

Cosa significa?

Ho pubblicato il mio primo album nel 2020. Oltre a questo, uscirà una piccola raccolta con all’interno tre singoli il prossimo anno. Diciamo che sono all’inizio di un percorso che sarebbe dovuto iniziare molti anni fa, però soltanto adesso ho provato la tranquillità, la serenità e lo stimolo per dare concretezza al mio progetto. Quindi, tornando alla tua domanda, il pubblico è ancora da costruire. Punto ai miei coetanei perché possono avere più o meno la mia visione di vita, del mondo e aver magari vissuto delle esperienze simili a quello che ho vissuto anch’io.

Il pubblico di Tenerife quando ti esibisci nei locali, cosa ti restituisce? 

Per onestà di cronaca bisogna dire che in ogni mia esibizione non propongo solo i miei pezzi. Il mio repertorio è inserito all’interno di cover che attingono sia da canzoni italiane sia da canzoni internazionali. Devo dire che le persone ascoltano con curiosità e interesse, alla fine battono le mani. Se il buongiorno si vede dal mattino posso essere soddisfatto. Mi rendo conto che ancora ho molta strada da percorrere affinché possa arrivare un riscontro dal pubblico. Soprattutto da parte di chi ama la musica cantautorale.

Vivendo a Tenerife quanto è difficile farsi conoscere dal pubblico italiano? 

Più del solito. È difficilissimo. Infatti, c’è in progetto la partecipazione a qualche rassegna, a qualche evento, a qualche concerto. Prima però è importante costruire il materiale, avere delle canzoni, dei social che siano visibili, inoltre che le canzoni siano presenti negli store digitali. La comunicazione oggi è essenziale e fondamentale e i social aiutano tantissimo. Per presentare il proprio progetto perlomeno c’è la possibilità di dar modo a un eventuale ascoltatore di scoprire chi sono attraverso la rete, tutti i canali che oggi sono disponibili. Certo.

È stata la pandemia che ti ha portato a Tenerife?

Quando è scoppiata la pandemia ero qui ormai da tre anni, è stata una scelta consapevole di vita.

Quando si rovista nella scatola dei ricordi che cosa si può trovare?

Eh, si può trovare davvero tanto. Questo è un esperimento che a me piace fare tantissimo. Mi ritrovo spesso a scrivere frasi che magari trovano riscontro in avvenimenti accaduti chissà quanti anni fa. Una cosa è certa: non ho né grandi rimpianti né ho mai rinnegato le mie scelte. Sono convinto che la vita vada vissuta e le decisioni, al momento che vengono prese, se siamo convinti è inutile rinnegarle tempo dopo se qualcosa non va come ci aspettavamo. Rimpiangere o rinnegare a distanza di tempo non ha senso. Quindi, all’interno della scatola dei ricordi, c’è una grande serenità, anche se chiaramente ci sono delle cadute, ci sono dei giorni tristi, però, fa tutto parte del vissuto e … va bene così.

Quanta vita c’è in una parola in musica?

Mamma mia … penso tutta. Vale come risposta?

Certo! Una curiosità: cos’è che ti fa sorridere?

In generale mi fa sorridere chi si accanisce in discussioni sterili o è alle prese con posizioni non costruttive o inutili. Ecco queste cose mi fanno sorridere

I tuoi sogni si sono avverati?

Direi che in buona parte si sono già avverati: il trasferimento a Tenerife, il consolidamento della mia famiglia con la mia compagna che oltre a essere appunto la mia compagna, è una grande amica e un’ottima collaboratrice. Lei canta spesso nelle mie canzoni, ho musicato due canzoni scritte da lei che sono all’interno dei miei dischi. Infine, il progetto musicale che piano piano prende sempre più forma e quindi assolutamente sì. Mi ritengo a un ottimo punto e sono molto soddisfatto. 

Quanto è difficile il percorso del musicista?

Difficilissimo … se lo si vuole fare seguendo determinati parametri e quindi studiare e formarsi a livello sia tecnico sia di formazione culturale. Cosa, questa, che ritengo di aver fatto e di essere fortunato di avere avuto le possibilità di farlo. Siamo negli anni dei talent, negli anni delle mode che la fanno da padrone, dove il digitale ha reso tutto da una parte semplicissimo, ma dall’altra anche molto vuoto, senza fondamenta e senza basi. Quindi, per un musicista che vuole buttarsi nella mischia con qualche canzone che deve durare quattro mesi facendo ballare le persone in spiaggia senza tirar fuori la propria identità può anche essere semplice, invece, per chi vuole fare le canzoni, rispettando i propri gusti, rispettando i propri canoni e seguendo quella che è la formazione musicale di qualche anno fa, diventa difficile.  

Cosa si cela tra Nisida ed Atlantide?

È il nome che ho dato al progetto, con un doppio significato su entrambi i nomi. Innanzitutto, Atlantide è un percorso che ha segnato il viatico del mio essere cantautore. Nisida è un’isoletta fantastica nel Golfo di Napoli, c’è una bellissima canzone di Edoardo Bennato, che sentivo quando ero ancora adolescente. L’ho visto molte volte nei concerti e, quindi, posso dire che la mia passione è nata lì. Sia come ascoltatore sia come musicista, la musica, è quel percorso che ti conduce alla ricerca di Atlantide. È quel luogo che rappresenta da una parte il posto misterioso che si cerca di raggiungere, ma si potrebbe anche non raggiungere mai, dall’altro è il titolo di una delle più belle canzoni di Francesco De Gregori. È il traguardo.

Come vivi le sue giornate a Tenerife?

Il 50% delle mie giornate sono dedicate alla musica e a scrivere nuovi pezzi, per il resto tutte le sere mi esibisco nei locali dalle due alle tre ore, sette giorni su sette. Se a tutto questo aggiungiamo le esigenze di vita normale: manca il tempo!

Progetti?

Entro la fine dell’anno saranno usciti i miei tre singoli, il primo è uscito a ottobre, ne uscirà poi uno a novembre e uno a dicembre. L’anno prossimo ci sarà un evento molto bello, organizzato in una località che si chiama la “Finca della musica” che è gestita da un caro amico, un italiano che è un pianista molto bravo, faremo lì un evento di presentazione. Ci sarà anche una diretta streaming, sarà un bellissimo evento. In quella occasione lancerò il mio terzo album che sarà una raccolta di alcune canzoni dei due dischi precedenti e all’interno ci saranno questi tre ultimi singoli, probabilmente anche uno strumentale nuovo che sto mettendo a punto proprio in questi giorni.

Dove possiamo ascoltare i tuoi pezzi?

Nei vari canali social e digitali, trovate tutte le informazioni nei miei profili (www.tranisidaedatlantide.com) oppure su Spotify. 

La musica è vita

di Barbara Fabbroni

La musica ha il potere di modellare l’estetica e il pensiero di intere generazioni attraversando le epoche storiche tanto da porsi come punto di snodo essenziale. La musica ha la sua alchimia che si incide profondamente nell’animo umano. Il Rock ‘n’ Roll ha segnato un’epoca di rinascita, la voglia di emergere e uscire fuori dal buio, ha portato una ventata di possibilità e realtà. Il Rock ’n’ Roll rappresentava una musica di rottura. La particolarità era proprio la forte relazione stretta con il ceto medio-basso della società americana: la classe operaia e i giovani ispirarono i cantanti che integrarono le varie componenti della vita, del sesso e della religione, della mente e del corpo, del lavoro e del tempo libero, del piacere e della sofferenza nelle loro canzoni. Ancora oggi è essenza vitale per alcune band che come i “The Fuzzy Dice”. In fondo, “Senza una canzone, il giorno non ha fine… senza una canzone, un uomo non ha amici… senza una canzone, la strada non ha curve (E. Presley)”. Raccontare emozioni, vissuti, esperienze attraverso la musica anni ’50 e ’60 è ciò che Teddy Ubaldo con il suo gruppo cerca di fare. Lui, frontman della sua band, ama i fumetti e colleziona vinili. “Quando ero un ragazzo ero un sognatore. Leggevo i fumetti ed ero l’eroe di quei fumetti. Andavo al cinema ed ero l’eroe dei film. Adesso ogni mio sogno è diventato realtà un milione di volte (E. Presley)”. Sembra di ritrovarlo nelle parole di quello che è la sua principale fonte di ispirazione: Elvis Presley. Non poteva che essere così considerando che Teddy è cresciuto a latte ed Elvis. Anche lui come il suo idolo ha sempre custodito in sé il suo sogno e ben si sa che “Per tutti quelli che hanno un sogno” – è bene seguirlo – “Non fermatevi agli ostacoli che vi si presentano, continuate verso quel sogno (E. Presley)”. Teddy si è raccontato con partecipazione ed emozione.

Come nasce il nome della band: “The Fuzzy Dice?

In maniera simpatica. Correva l’anno 2012, eravamo in live, un signore texano vedendo i “fuzzy dice”, ovvero “i dadi pelosi” – vengono messi sugli specchietti retrovisori delle auto, che erano nel nostro furgone acquistato da Lorenzo, il mio pianista – ha commentato in maniera simpatica. Così da quella situazione divertente è nato il nome della nostra band. 

I “The Fuzzy Dice” come nascono?

Il mio desiderio da sempre era quello di dar vita a una band anni ’50.

Perché gli anni ’50?

Nasco con quel tipo di influenza poiché da quando ero piccolo mio padre mi faceva ascoltare la musica di Elvis. Era un grande appassionato e quel tipo di musica accompagnava le mie giornate. 

E poi?

Questa cosa mi ha accompagnato fino all’adolescenza e anche di più fintantoché non ho incontrato dei ragazzi che già suonavano. Insieme abbiamo creato la band Rock ’n’ Roll anni ’50 e ’60 nel 2012.

Il pubblico, cosa pensa di voi? Vi segue considerando che il vostro tipo di musica appartiene a una storia passata?

Il consenso del pubblico è positivo, ci ama, ci segue. Nel corso degli anni durante le nostre serate live abbiamo il nostro seguito. È un pubblico che ha imparato a conoscerci e ad apprezzare quello che facciamo.

I Social per voi sono importanti?

Assolutamente, ci aiutano a farci conoscere soprattutto al pubblico più giovane. Attraverso le nostre pagine social interagiamo con il nostro pubblico cosa che ci permette di farci conoscere ancora meglio. La gente ci segue e questo ci rende orgogliosi. 

Da chi è formata la band?

Io sono il frontman, poi c’è Lorenzo Fantini (piano e voce), Matteo Fantini (contrabbasso e voce), Filippo Del Piccolo(chitarra e voce) ed Elvis Di Natale (batteria).

Come vi siete conosciuti?

Con Matteo, Lorenzo e Filippo ci siamo conosciuti nel 2012 in un locale dove stavamo ascoltando musica live, da lì è partito tutto. 

Dal 2012 di strada ne avete fatta tanta, con collaborazioni importanti?

Sì! Da allora di strada ne è stata fatta tanta, abbiamo avuto prestigiose collaborazioni con Bobby Solo e con la Little Tony Family. Sono personaggi storici della musica italiana. Poi con zio Bobby, come si fa chiamare lui, pensa mi definisce il nipote del Rock ’n’ Roll, abbiamo un rapporto splendido, lui è un artista straordinario. È un uomo d’altri tempi con una bontà d’animo immensa. 

Si apprende molto da questi grandi artisti, non credi?

Assolutamente si! Da lui ho preso ispirazione e inoltre Bobby ti insegna, ti aiuta, ti fa sentire l’anima della musica, del Rock ’n’ Roll. Collaborare con lui è davvero speciale, abbiamo un bel feeling.

Il vostro ultimo lavoro?

È uscito un singolo nell’estate 2022, si chiama “Portofino”. È un brano scritto da Romano Palmieri prodotto da Andrea Fresu, composto a quattro mani da Emiliano Palmieri e Anna Muscionico. Un brano travolgente e carismatico, in linea con lo stile che in questi anni è diventato per loro un vero e proprio marchio di fabbrica. Il risultato di una costante e ispirata ricerca verso un concetto di musica universale e cosmopolita. 

Che cosa rappresenta per voi questa canzone?

Questa canzone nasce dalla necessità e dalla voglia, dopo dieci anni di attività live, di creare qualcosa di inedito l’idea era quella di realizzare una sorta di biglietto da visita che ci potesse rappresentare anche a livello discografico. L’obiettivo era quello di riprendere sonorità del passato, ma con uno sguardo rivolto verso il futuro. “Portofino” rappresenta un passo in avanti a livello artistico; un salto di qualità, per noi che in questi anni ci siamo dedicati anima e corpo all’attività dal vivo, calcando numerosi palchi, arrivando a poter vantare una rodata esperienza on stage.

La musica per te che cos’è? 

La musica è vita. È qualcosa di indescrivibile di cui non riesco a fare a meno. È qualcosa che mi prende mentalmente. È linfa vita, per me è tutto e il tutto.

La Generazione Z cosa pensa del tuo modo di fare musica?

Non ci aspettavamo che il pubblico giovanile, dai 18 ai 30 anni, restasse coinvolto dal nostro modo di fare musica. Tuttavia, il Rock ‘n’ Roll è molto orecchiabile, riesce a coprire una fascia di età molto ampia. Il Rock ‘n’ Roll è un evergreen. Sono contento che molti giovani scoprono questo genere musicale e poi si appassionano alla musica vintage. 

L’artista a cui ti ispiri?

La mia fonte di ispirazione è Elvis Presley. Lui, per me, è l’artista principale.

I vostri abiti di scena si ispirano agli anni del Rock ‘n’ Roll?

Si! Noi siamo sempre alla ricerca di abiti vintage di quel periodo. È tutto pensato a quel periodo che va dagli anni ’50 agli anni ’60. Anche le scarpe sono le black and white. 

Siete un tuffo nel passato?

Ci manca solo la Cadillac rosa di Elvis!

Quanto è difficile imporsi nel panorama musicale?

Molto, molto difficile. Noi abbiamo fatto un processo lungo fatto di anni e anni di lavoro, serate, sudate, fatiche, chilometri e chilometri di date. Dopo dieci anni, abbiamo iniziato ad avere un po’, tra virgolette, di successo. Non ci sentiamo delle star, siamo persone che amano il loro lavoro e cercano di dare sempre il meglio senza lasciare nulla al caso. È bello sognare e andare avanti.

Progetti?

Ci sono in arrivo nuovi singoli, tra cui una collaborazione con un artista della musica italiana di cui ancora non posso svelare il nome. 

Le tue passioni oltre la musica?

I fumetti … sono un amante di fumetti horror: Dylan Dog. Un amore che risale al tempo della mia adolescenza. Faccio collezione di vinili.

Se tu avessi la macchina del tempo, da poter tornare indietro negli anni, in quale epoca vorresti vivere?

A cavallo tra gli anni ‘50 e ’60.

Perché?

Erano anni favolosi, tutto accadeva con facilità. C’era il boom economico. Non parlo dell’Italia degli anni ’50 ma dell’America, lì nasceva tutto.   

Hai mai pensato di trasferirti in America nel tempio della musica che ami suonare?

Sarebbe bellissimo. Però … comunque mi accontento di andare a gennaio a fare un viaggio nell’America del Sud: Menphis, New Orleans.  

Ultima domanda: da grande cosa farai?

Continuerò a fare ciò che amo: il cantante.