Secondo la ministra dell’istruzione Azzolina tutta l’Italia è unita   verso la riapertura del 14 settembre di tutte le scuole. Una battaglia giusta  che tutta l’Italia deve affrontare, almeno cosi fa capire lei

In questi giorni ho assistito virtualmente agli incontri delle scuole dei miei figli.E, tra procedure e didattica , confermo il mio pensiero fatto mesi fa. Non dovevano riaprire.Stanno disegnando una scuola che assomiglia piuttosto ad una clinica, distruggendo la socialità su cui la scuola stessa si fonda e che non è possibile rimuove. Come è possibile immaginare maestre/i e alunni/e, soprattutto i più piccoli, che si incontrano con queste modalità di socialità pari a zero? “ quando le disposizioni sanitarie saranno da tutti accettati , si avrà tempo per la didattica”. – cosi ha comunicato sotto forma di battuta la preside di uno dei miei figli. Cari presidi e cari docenti a Voi mi rivolgo:Dovevate opporvi all’apertura delle scuole.Vi hanno fatto lavorare , sudare,pensare,attuare cose che non erano acccettabili prima, figurarsi tra un mese quando inizieranno le prime influenze.Sapete per quale motivo? Per riportare i ragazzi a scuola?  No signori.Si riapre per  giustificare  le elezioni politiche e l’arrivo dei primi fondi del Mes. Altro che cultura o educazione scolastica.

Riceviamo e pubblichiamo

GUARDIA DI FINANZA DI PALERMO. TORNA IN CARCERE IL BOSS DI PALERMO CENTRO “TOTUCCIO” MILANO.

I finanzieri del Nucleo di Polizia Economico – Finanziaria della Guardia di Finanza di Palermo, nell’ambito di indagini coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica, hanno dato esecuzione all’ordinanza del Tribunale di Palermo – Sezione per il Riesame, che ripristina la misura cautelare della custodia in carcere a carico di Salvatore MILANO detto “Totuccio o Tatieddu”, in relazione al reato di estorsione aggravato da metodo mafioso.

I fatti oggetto delle contestazioni risalgono agli anni 2016 e 2017, quando le indagini dei finanzieri del G.I.C.O. consentirono di accertare il ruolo attivo di MILANO Salvatore in merito
ad una richiesta estorsiva commessa nei confronti di una nota attività commerciale del centro storico cittadino. Nell’ambito del medesimo procedimento, a maggio del 2018, erano già stati arrestati per altre vicende estorsive SALERNO Luigi e BOSCO Giuseppe.
La richiesta estorsiva avanzata con metodo mafioso nei confronti dei titolari della predetta società prevedeva il pagamento di somme di denaro di importo compreso tra i 500,00 e 1.000,00 euro a titolo di “messa a posto”, necessaria per ottenere l’autorizzazione ad esercitare il commercio nel territorio del mandamento di Porta Nuova ed evitare la commissione di danneggiamenti o altri atti ritorsivi ai loro danni.
La misura della custodia cautelare eseguita è stata disposta dal Tribunale del Riesame di Palermo e confermata lo scorso 4 settembre dalla Corte di Cassazione, in accoglimento dell’appello della Procura della Repubblica – DDA avverso l’ordinanza del G.I.P. che lo scorso 23 dicembre, su istanza della difesa, aveva accordato al MILANO gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico.
MILANO Salvatore è storico uomo d’onore appartenente alla famiglia mafiosa di Palermo Centro nella quale ha rivestito, tra l’altro, il ruolo di “cassiere” delle famiglie del mandamento mafioso di Porta Nuova provvedendo al sostentamento degli esponenti mafiosi detenuti o da poco scarcerati.
MILANO era stato arrestato già nel 2008 e condannato in via definitiva dalla Corte d’Appello di Palermo per associazione mafiosa in seguito all’operazione “Perseo”, durante la quale era stato scoperto il primo tentativo di ricostruire la Commissione provinciale di Palermo di Cosa Nostra
Prosegue l’azione della Guardia di Finanza, in stretta sinergia con la locale Direzione Distrettuale Antimafia, per individuare i segnali di inquinamento dell’economia da parte delle consorterie criminali mafiose, a tutela degli imprenditori onesti e della libera e leale concorrenza di mercato.

Gruppo Ippodromi Associati – Comunicato

Willy Monteiro Duarte un martire del nostro tempo.

a cura di Luigi Giannelli

“Il grado di civiltà di un Paese si misura osservando la condizione delle sue carceri”, diceva Voltaire
Non è così in Italia. 

Da noi le carceri, per la maggior parte, sono fatiscenti e a dir poco medievali, ricavate da vecchi conventi e fortezze d’epoca. Poi sono nate le carceri d’oro, obbrobrio degli anni 90, vere e proprie discariche di cemento a cielo aperto, speculazione edilizia che costò allo stato più di una finanziaria. Con la costruzione di quelle strutture fu violato in primis il principio costituzionale dell’Art. 27
L’art. 27 contiene i principi fondamentali dell’ordinamento penale italiano.
Il principio della personalità della responsabilità penale: ciascun individuo è responsabile solamente per le proprie azioni e, quindi, non può essere punito per un reato commesso da altre persone. Questo principio mira a vietare il rischio che le pene possano essere trasmissibili (per esempio, che la pena per un reato commesso dal padre possa ricadere sui figli).
Il principio di non colpevolezza fino alla condanna definitiva: ciascun cittadino italiano è dichiarato non colpevole fino a quando non sia stata emessa la sentenza definitiva che accerta la sua responsabilità penale. Allo scopo di garantire questo principio, quando un cittadino è sottoposto a indagine riceve un avviso di garanzia, che è uno strumento pensato per permettere alla persona indagata di conoscere i motivi dell’inchiesta e, quindi, di organizzare al meglio la propria difesa. Il principio di umanità della pena: la Costituzione obbliga i legislatori a non approvare modalità di pena che siano lesive del rispetto della persona (quali, per esempio, pene corporali)
Il principio della finalità rieducativa della pena: le pene non devono tendere solamente a punire chi si è reso colpevole di un reato, ma, se possibile, devono mirare anche alla sua rieducazione favorendone il reinserimento nella società.La costruzione di quelle strutture ha reso un danno non solo economico ma prevalentemente sociale come la distanza dalle città, dai mezzi di trasporto e spesso a pagare le pene sono i familiari dei detenuti. Disagio che arguisce il dramma di chi vive questa situazione. In queste strutture soffre anche il personale operante, il quale, deve sopperire alle numerose reazioni che spesso sfociano in atti di violenza.
Il carcere fa paura e questo è comprensibile ;il carcere è luogo di espiazione e questo è giusto;il carcere è anche lo specchio della nostra coscienza e proprio qui mi soffermo, per meglio comprendere quanto possa essere efficace ai fini del recupero sociale.Ricordiamo ciò che accadde 2000 anni fa: Gesù il bene, Barabba il male. L’uomo decise di crocifiggere il bene con tutte le conseguenze che ne scaturirono. Tornando al religioso, fu lo stesso Gesù a predicare che il bene e il male sono la faccia della stessa medaglia e a tutti è data la possibilità di  redimersi. Troviamo spunti di riflessione in parecchie opere letterarie tra cui il Mercante di Venezia.“La misericordia non è un obbligo. Scende dal cielo come il refrigerio della pioggia sulla terra. È una doppia benedizione: benedice chi la dà e chi la riceve (Il mercante di Venezia, Atto IV, Scena I – anche come giustizia perfetta. Come conciliare le due cose?”. Se ci attacchiamo alla legge, se ci preoccupiamo soprattutto di punire il colpevole, non facciamo giustizia: “è solo rispondendo ad esso con il bene che il male può essere veramente vinto”. Perdonando il male, la persona è in grado di riconoscere il suo errore e di ravvedersi. Perché il perdono apre una breccia che porta luce nel cuore dell’uomo, risanandolo: “solo così la giustizia può trionfare, perché, se il colpevole riconosce il male fatto e smette di farlo, ecco che il male non c’è più, e colui che era ingiusto diventa giusto, perché perdonato e aiutato a ritrovare la via del bene”.In tutto questo, necessita una vera innovazione nell’edilizia penitenziaria, separare i criminali incalliti dalle persone che hanno compiuto reati lievi per colpa e non per dolo. Si dovrebbe pensare che stivare 6 persone in venti metri quadrati non è per niente umano. Che le celle attuali non si possono definire camere di pernottamento ma veri e propri lazzaretto .Il carcere non deve essere l’espressione vendicativa dell’uomo ma il luogo dove l’errore possa essere esaminato e ragionato con l’ausilio di tutti gli operatori in campo. Ognuno per la propria competenza e ruolo, con l’obiettivo di valutare il reale cambiamento del condannato, mettendolo in prova con tutti gli strumenti possibili.Più delle volte in carcere le aree di competenza assumono una sorta di comparto stagno  nel quale si sprofonda nell’idiozia del potere  lasciando alle spalle le reali necessità dell’utente che di certo non otterrà la crescita auspicata dall’Ordinamento Penitenziario, o almeno, non concretamente, purtroppo con finzione.Il condannato deve partecipare attivamente al programma trattamentale, mentre invece, in moltissimi casi ozia senza dare fastidio e senza mettersi in mostra, convinto che tanto basta per essere considerato idoneo al beneficio.  Più delle volte, questo accade perché le strutture non permettono lo svolgimento dei tanti progetti che enti locali, volontariato e lo stesso istituto propongono ai fini di cui sopra
Il carcere è pericoloso nell’ozio, nella descolarizzazione e nelle carenti attività di tempo libero.In questa situazione, a governare è la violenza e l’ignoranza e nella meno peggio, l’organizzazione delinquenziale che diviene università del crimine.Ovviamente, faccio dei distinguo, e mi riferisco ai detenuti eccellenti, quelli sottoposti al 41 Bis e nell’alta sicurezza. È giusto che vengano isolati, in quanto promotori ed esecutori dei peggiori crimini. Isolamento necessario per evitare la radicalizzazione di specie.

LEO BADIALI “È SUCCESSO ANCORA” È IL PRIMO SINGOLO DEL GIOVANE CANTAUTORE TOSCANO Dal 7 settembre in radio e in digitale ON LINE ANCHE IL VIDEO UFFICIALE DEL BRANO

Dall’Intelligenza Artificiale un aiuto alla comprensione dello sviluppo dell’Alzheimer

Una ricerca condotta dall’Istituto di scienze e  tecnologie della cognizione (Cnr-Istc), dall’Università Campus Bio-Medico di Roma e dall’Irccs Istituto Neurologico Mediterraneo Neuromed, utilizzando un modello d’Intelligenza Artificiale capace di simulare alcune funzioni del cervello umano, ha chiarito i meccanismi alla base dello sviluppo iniziale di questa forma di demenza. Lo studio è pubblicato su Journal of Alzheimer’s Disease

Un gruppo di ricercatori dell’Istituto di scienze e tecnologie della cognizione del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Istc), dell’Università Campus Bio-Medico di Roma e dell’Irccs Istituto Neurologico Mediterraneo Neuromed è riuscito a chiarire, grazie all’impiego di un modello d’Intelligenza Artificiale in grado di simulare alcune funzioni del cervello umano, i meccanismi alla base dello sviluppo iniziale della malattia di Alzheimer, la più comune causa di demenza. Alcuni studi, condotti presso l’Università Campus Bio-Medico di Roma, l’Irccs Fondazione S. Lucia di Roma e l’Università di Sheffield (UK), avevano recentemente mostrato come il malfunzionamento di una piccola area situata in profondità nel cervello, l’area tegmentale ventrale (VTA), potesse essere uno dei primissimi eventi associati alla malattia di Alzheimer.
“La VTA è composta prevalentemente da neuroni che producono dopamina, un neurotrasmettitore molto importante per la regolazione dell’umore e della motivazione. Basandoci sui risultati ottenuti in questi studi, abbiamo simulato al computer i processi patologici che si innescano nelle primissime fasi della malattia”, spiegano Daniele Caligiore e Massimo Silvetti del Cnr-Istc.
I due colleghi dell’Università Campus Bio-Medico e del Neuromed, Marcello D’Amelio e Stefano Puglisi-Allegra, sottolineano l’importanza del lavoro per la comprensione delle possibili cause dell’Alzheimer: “Questo lavoro ha consentito di chiarire come la degenerazione iniziale della VTA alteri a cascata la funzione di altri circuiti neuromodulatori, causando inizialmente sintomi simili alla depressione (tipici delle prime fasi della malattia) e favorendo in seguito l’accumulo di proteine neurotossiche che caratterizza la malattia (placche extra-cellulari di Beta-amiloide e grovigli intracellulari della proteina Tau), con conseguente  distruzione di neuroni in aree del cervello funzionali alla memoria e ad altre funzioni cognitive”.
Il sistema d’Intelligenza Artificiale usato dai ricercatori è stato in grado di fornire una teoria unificante, capace di spiegare molti dati relativi alla malattia di Alzheimer, delineando uno schema interpretativo che consente di far combaciare i molti tasselli di questo complesso puzzle. “Essendo l’attività dei neuroni della VTA legata alla gestione delle emozioni e dello stato motivazionale, la nostra scoperta evidenzia l’importante ruolo dello stato psicologico del paziente, suggerendo come la riduzione della motivazione e la graduale perdita di interessi, fenomeni spesso sottostimati dai pazienti e dai loro familiari, possano accelerare l’avanzamento della malattia”, conclude il Gianluca Baldassarre, coordinatore del team del Cnr-Istc.
La ricerca, pubblicata sulla rivista “Journal of Alzheimer’s Disease”, apre una nuova strada alla diagnosi precoce e allo sviluppo di terapie da attuare nella fase iniziale della malattia, per riuscire a rallentare, se non addirittura a bloccare, la degenerazione di aree del cervello coinvolte nella produzione e nell’utilizzo della dopamina.

Roma, 7 settembre 2020