Dino Limiti, il Leone d’Oro premia l’eccellenza vitivinicola di Marino

Dino Limiti, il Leone d’Oro premia l’eccellenza vitivinicola di Marino

All’azienda dei Castelli Romani il “Riconoscimento al Merito – Miglior Azienda”. Una storia di tradizione familiare, ricerca della qualità e valorizzazione del territorio che guarda ai mercati internazionali.

nella foto al centro Dino Limiti, insignito del ‘Leone D’oro’

MARINO – Ci sono storie imprenditoriali che affondano le radici nella memoria di una famiglia e trovano nella qualità la chiave per guardare al futuro. È il percorso dell’azienda vitivinicola di Dino Limiti, realtà di Marino che interpreta la tradizione enologica dei Castelli Romani attraverso un lavoro fondato su esperienza, passione e attenzione costante a ogni fase della produzione.

Un impegno che il 28 settembre 2026, presso il Consiglio regionale del Lazio, a Roma, ha ricevuto un nuovo riconoscimento: il “Riconoscimento al Merito – Miglior Azienda”, nell’ambito del Gran Premio Internazionale di Venezia – Star Golden Lion, Leone d’Oro per la Comunicazione e Leone d’Oro per la Cultura. Il premio, attribuito per meriti professionali, valorizza il percorso dell’azienda e il suo legame con un territorio nel quale il vino rappresenta una componente essenziale dell’identità storica e culturale.

nella foto Tito Limiti, fondatore dell’Eccellenza vitivinicola

L’eredità del padre, lo sguardo rivolto al futuro

Per Dino Limiti, fare vino significa innanzitutto custodire un’eredità. Quella del padre, che gli ha trasmesso non soltanto un’attività, ma una filosofia di lavoro fondata sulla dedizione, sulla pazienza e sul rispetto dei ritmi della natura. La vigna diventa così molto più di un luogo produttivo: è memoria familiare, responsabilità e continuità generazionale.

A Marino, le caratteristiche dei terreni di origine vulcanica contribuiscono a definire la personalità delle uve e dei vini, offrendo una ricchezza territoriale che l’azienda punta a esprimere attraverso scelte agronomiche ed enologiche attente. Il risultato è una produzione che conserva il legame con le proprie radici e, allo stesso tempo, raggiunge consumatori oltre i confini nazionali, portando con sé il nome e l’identità dei Castelli Romani.

Tre etichette, un’unica identità

La filosofia produttiva di Dino Limiti si racconta attraverso tre vini che rappresentano altrettante espressioni dell’azienda.

Campo Fattore, blend di Chardonnay, Pinot Bianco e Pinot Grigio, è il vino simbolo delle origini e dell’identità produttiva. Colle del Turchetto, ottenuto da Merlot e Cabernet Franc, esprime un profilo elegante e strutturato e accompagna dal 2000 il percorso di crescita dell’azienda. Costa Rotonda Sauvignon, particolarmente caro al produttore, rappresenta invece una sfida di precisione e sensibilità: un vino delicato, nel quale ogni passaggio della vinificazione e dell’affinamento richiede competenza per preservare i caratteri tipici del vitigno.

Il valore di questo lavoro trova riscontro anche nei riconoscimenti enologici ottenuti nel 2025. Al XXIII Concorso Enologico Internazionale Città del Vino, a Siena, Campo Fattore 2023 ha conquistato la Medaglia d’Oro e il Premio Speciale Vini Vulcanici, mentre Colle del Turchetto 2022 ha ricevuto la Medaglia d’Argento. Al The WineHunter Award di Merano, Campo Fattore 2023 e Costa Rotonda 2023 hanno ottenuto l’Award Rosso.

La qualità nasce dalla cura dei dettagli

Dietro ogni bottiglia c’è un processo che richiede attenzione dalla vigna alla cantina. La qualità dell’uva, condizionata anche dall’andamento climatico, è il primo elemento decisivo; seguono la vinificazione, la maturazione e l’affinamento, fasi nelle quali ogni scelta può incidere sul risultato finale.

È in questo equilibrio tra conoscenze tramandate e tecniche moderne che si colloca la visione di Dino Limiti: innovare senza tradire l’identità del vino, migliorando i processi produttivi e mantenendo saldo il legame con la natura e il territorio.

Un’identità che si ritrova anche nella Sagra dell’Uva di Marino, manifestazione storica che celebra il rapporto tra la città, la sua comunità e la viticoltura. Le celebri fontane che zampillano vino sono il simbolo di una tradizione capace di attraversare le generazioni e di richiamare visitatori da ogni parte.

Il Leone d’Oro – Riconoscimento al Merito per la Miglior Azienda si inserisce dunque in un percorso nel quale impresa, cultura del vino e appartenenza territoriale si intrecciano. Per Dino Limiti, il traguardo non rappresenta un punto d’arrivo, ma uno stimolo a proseguire nel lavoro quotidiano, custodendo l’eredità familiare e contribuendo a far conoscere, attraverso i propri vini, l’identità enologica di Marino e dei Castelli Romani.

Cantina: Via S.Vincenzo de’ Paoli, 5
00047 Marino (Roma) – Italy
Tel. +39 06 9385051 Cell. 347.6198635
https://www.dinolimiti.it
E-Mail: dino.limiti@gmail.com

Ambiente, Tiso(Acc Iniziativa Comune): “È allarme Mar Mediterraneo”

Ambiente, Tiso(Acc Iniziativa Comune): “È allarme Mar Mediterraneo”

“È allarme ambientale per il Mediterraneo: recenti dati sottolineano che il mare nostrum sarebbe uno degli “hotspot” climatici più vulnerabili del pianeta. Il 10mo Copernicus Ocean State Report mostra che esso sta affrontando trasformazioni senza precedenti, spinte da un riscaldamento costante e da eventi estremi sempre più frequenti. Nello specifico, la temperatura superficiale del Mediterraneo crescerebbe di circa 0,32 gradi C per decennio, quasi tre volte il tasso medio globale degli oceani. E nel 2024 la temperatura media sarebbe risultata 1,23 gradi C superiore alla media di riferimento. Inoltre, nel Mediterraneo il livello del mare è aumentato mediamente di 3,7 mm all’anno tra il 1999 e il 2025. La principale causa individuata è l’espansione termica dell’acqua, che occupa più volume quando si riscalda. Per Paesi costieri come l’Italia ciò implica: maggiore rischio di erosione delle spiagge, incremento delle inondazioni costiere, pressioni sulle infrastrutture portuali e turistiche, e maggiore vulnerabilità delle zone umide costiere. Dunque, il messaggio centrale del rapporto è chiaro: il Mediterraneo si sta riscaldando più velocemente della media globale, le ondate di calore marine stanno diventando più intense e durature, il mare continua a salire e gli ecosistemi sono sottoposti a stress crescenti. Per l’Italia ciò significa che adattamento climatico, protezione delle coste, gestione delle risorse idriche e tutela della biodiversità marina dovranno diventare priorità strategiche nei prossimi decenni. Il cambiamento del mare nostrum non è più soltanto una questione ambientale, ma una sfida economica e sociale di lungo periodo per l’intero Paese”.

Cosi, in una nota, Carmela Tiso, portavoce nazionale di Accademia Iniziativa Comune e presidente della associazione Bandiera Bianca

Carburanti, Confeuro: “Proteste e disagi. Il Sud Italia chiede interventi strutturali”

Carburanti, Confeuro: “Proteste e disagi. Il Sud Italia chiede interventi strutturali”

Le istituzioni nazionali ed europee devono mettere al centro della propria agenda il mondo agricolo e la produzione primaria, veri motori dell’economia del Mezzogiorno, con azioni strutturali e di lungo periodo. La mobilitazione dei produttori agricoli, unita alle sofferenze dell’autotrasporto, alle difficoltà nei rifornimenti di carburante e alle preoccupazioni per la tenuta delle forniture nei supermercati, descrive una crisi profonda che parte dalla terra e si riflette su tutta la società. Servono attenzione, ascolto e, soprattutto, risposte concrete”. Così Andrea Tiso, presidente nazionale di Confeuro, la Confederazione Agricoltori Europei. “I produttori agricoli stanno affrontando una pressione insostenibile, compressi tra l’aumento dei costi produttivi ed energetici e la fragilità della logistica. Quando la filiera agroalimentare entra in affanno – anche a causa dei complessi scenari internazionali – le conseguenze travolgono l’intero sistema dei trasporti, la distribuzione e infine le famiglie. Non possiamo permettere che a pagare il prezzo più alto siano sempre i piccoli agricoltori e i consumatori. Per questo, il Governo deve farsi subito promotore di un tavolo di confronto permanente tra settore primario, dell’industria della trasformazione e Grande Distribuzione Organizzata (GDO), con l’obiettivo prioritario di riequilibrare la distribuzione del valore lungo la filiera, garantendo prezzi giusti all’origine e tutelando il reddito di chi produce. Sul fronte dello sviluppo del Sud – prosegue Tiso – ci aspettavamo che il PNRR rappresentasse la svolta decisiva con un piano straordinario di opere pubbliche. Invece, non riscontriamo ancora quel salto di qualità necessario: mancano interventi davvero incisivi sia sul piano della logistica e dei trasporti, inclusa una moderna rete su rotaia per la movimentazione delle merci, sia sul fronte delle infrastrutture idriche, risorsa imprescindibile e sempre più drammaticamente a rischio per l’agricoltura meridionale. È indispensabile, infine, una strategia d’impatto sul piano energetico che affranchi definitivamente l’Italia e l’Europa dalla dipendenza dai combustibili fossili, in particolare da petrolio e gas naturale, le cui fluttuazioni geopolitiche continuano a strozzare le imprese agricole. Il Sud non chiede interventi tampone, ma programmazione e investimenti veri. Salvare la produzione agricola e dotare il Mezzogiorno di infrastrutture adeguate significa garantire la sovranità alimentare e il futuro economico dell’intero Paese”, conclude Tiso

Ue, Euromò: “Europa potenza incompiuta. Ancora troppo dipendenti da Usa”

Ue, Euromò: “Europa potenza incompiuta. Ancora troppo dipendenti da Usa”

“L’Europa spende sempre di più per la difesa, ma resta ancora fortemente dipendente dagli Stati Uniti. La guerra in Ucraina ha confermato questa fragilità, evidenziando la necessità di costruire una reale autonomia strategica europea. Con il conflitto e il progressivo disimpegno americano, è partita un’affannosa corsa al riarmo. Gli Stati membri hanno aumentato significativamente la spesa militare, mentre il piano Readiness 2030 punta a mobilitare 800 miliardi di euro per rafforzare le capacità di difesa. Tuttavia, maggiori investimenti non significano automaticamente maggiore indipendenza. Persistono ritardi industriali, frammentazione dei sistemi nazionali, duplicazioni e rivalità tra governi e industrie. L’Europa continua a dipendere dagli Usa per capacità decisive, dall’intelligence ai sistemi d’arma più avanzati. Anche l’esperienza ucraina dimostra quanto siano strategiche l’innovazione tecnologica e l’integrazione delle capacità produttive. L’autonomia europea non può dunque ridursi a una rincorsa alle spese militari. Occorre una visione politica comune, capace di coordinare gli investimenti, superare gli egoismi nazionali e costruire strumenti condivisi di sicurezza. L’obiettivo deve essere un’Europa protagonista, in grado di assumersi le proprie responsabilità senza rinunciare alla cooperazione internazionale. La vera sfida è trasformare la necessità del riarmo in un progetto politico europeo, fondato su unità, diplomazia e sicurezza collettiva. Senza una strategia comune, l’Europa rischia di spendere di più senza diventare davvero autonoma”.

Così, in una nota stampa, i portavoce del movimento culturale Euromò, Attilio Arbia, Carmela Tiso, Silvia Sacconi, Giovanni Mainardi e Leo Catalano.

Ue, Tiso (Confeuro): “Tutelare Pac vuol dire difendere reddito degli agricoltori”

Ue, Tiso (Confeuro): “Tutelare Pac vuol dire difendere reddito degli agricoltori”

“La Politica agricola comune deve rimanere uno dei pilastri fondamentali dell’Unione europea. Per questo Confeuro si unisce alle organizzazioni agricole europee nel chiedere risorse adeguate, protette e aggiornate all’inflazione, affinché la Pac possa continuare a sostenere concretamente le imprese e garantire il futuro del comparto primario”. Così Andrea Tiso, presidente nazionale di Confeuro – Confederazione Agricoltori Europei, interviene nel dibattito sul prossimo bilancio europeo 2028-2034. “Le discussioni in corso sul quadro finanziario pluriennale – prosegue Tiso – rappresentano un passaggio decisivo. Non possiamo permettere che l’introduzione di nuove priorità si traduca in un indebolimento delle politiche agricole. Chiediamo che la Pac disponga di un fondo autonomo, con risorse certe e destinate esclusivamente agli agricoltori, evitando frammentazioni e tagli che rischierebbero di compromettere la tenuta delle aziende, soprattutto quelle di piccole e medie dimensioni”. Per il presidente di Confeuro è inoltre necessario rendere più snelle le procedure di accesso ai finanziamenti, riducendo gli oneri burocratici e collegando gli strumenti di sostegno alle reali esigenze produttive e alla competitività delle imprese agricole. “Parallelamente – aggiunge Tiso – l’Europa deve rafforzare i controlli alla frontiere e nei principali porti Ue per contrastare le importazioni irregolari, la contraffazione e ogni forma di concorrenza sleale. Non è accettabile che i nostri agricoltori siano sottoposti a standard rigorosi mentre prodotti provenienti da Paesi terzi possano entrare nel mercato senza adeguate garanzie. Il dumping commerciale danneggia le imprese, altera il mercato e penalizza anche i consumatori. Difendere la Pac significa tutelare il reddito agricolo, la sicurezza alimentare e il patrimonio di qualità, tradizioni e cultura che rende riconoscibili le produzioni europee. Chiediamo alle istituzioni comunitarie scelte coraggiose e coerenti: l’agricoltura deve essere considerata una voce prioritaria del bilancio e un investimento strategico per l’autonomia alimentare e il futuro dell’Europa”, conclude Tiso.

Ue, Tiso(Acc Iniziativa Comune): “In Europa nuovi orizzonti nella sicurezza informatica”

Ue, Tiso(Acc Iniziativa Comune): “In Europa nuovi orizzonti nella sicurezza informatica”

“L’Unione Europea ha compiuto un passo decisivo nel rafforzamento della cibersicurezza globale con l’entrata in vigore del Cyber Resilience Act (CRA). La normativa mira a tutelare in modo stringente sia i consumatori sia le imprese dalle crescenti minacce informatiche, stabilendo uno standard unitario per tutti i prodotti con elementi digitali resi disponibili sul mercato europeo. Il provvedimento si inserisce nell’ambito della più ampia strategia dell’UE in materia di cibersicurezza e sicurezza dell’Unione, ponendosi l’obiettivo di garantire che hardware e software siano progettati, sviluppati e mantenuti in modo sicuro lungo tutto il loro ciclo di vita (ad esempio, dall’11 settembre 2026 è scattato ufficialmente l’obbligo per i produttori di hardware e software di segnalare tempestivamente qualsiasi vulnerabilità sfruttata o incidente grave legato ai propri dispositivi, ndr). L’adozione del Cyber Resilience Act, dunque, segna una svolta fondamentale nell’approccio europeo alla sicurezza informatica. Responsabilizzando direttamente i produttori hardware e software, l’Unione Europea stabilisce un nuovo paradigma basato sulla security by design (sicurezza fin dalla fase di progettazione) e sulla trasparenza. Per i consumatori e utenti, la normativa garantisce un livello superiore di tutela, la certezza di ricevere aggiornamenti tempestivi e una protezione efficace per i propri dispositivi connessi. Per le imprese e i produttori, sebbene l’adeguamento richieda uno sforzo organizzativo e tecnico considerevole, il rispetto dei requisiti CRA rappresenta un fattore chiave per rafforzare la fiducia del mercato e consolidare la competitività nell’ecosistema digitale europeo”. Cosi, in una nota, Carmela Tiso, portavoce nazionale di Accademia Iniziativa Comune e presidente della associazione Bandiera Bianca